lettera di un ragazzo dsa a Repubblica del 16 aprile

E’ la lettera di un ragazzo di 16 anni, ma la sua storia purtroppo è comune a tantissimi ragazzi dsa: a quando la formazione dei docenti?!

Repubblica Palermo pubblica il 16 aprile 2013 la lettera di un ragazzo dislessico “costretto a combattere gli adulti bulli”. Matteo, classe ’96, racconta la sua difficile esperienza scolastica, lo scarso sotegno di insegnanti e preside nei suoi confronti, l’abbandono della classe, e infine, la nuova esperienza in un altro istituto.

NESSUN AIUTO – I problemi continuano anche dopo che viene riconosciuto il disturbo dell’apprendimento:

La mia battaglia più complicata è stata all’età di sedici anni quando ho scoperto di essere dislessico. Credevo che i miei guai fossero finiti, avevo capito che non ero stupido, ma anzi avevo un quoziente intellettivo alto e una buona intelligenza, così mi disse lo specialista, avevo capito che le mie difficoltà dipendevano da come il mio cervello trattava le informazioni, non ero strano ero semplicemente diverso da tutti gli altri, ma chi non lo è? Dopo aver avuto la certificazione sono tornato a scuola, con la voglia di dimostrare quello che valevo. Mi avevano detto che la legge prevedeva l’uso di mezzi compensativi che mi avrebbero permesso di lavorare meglio. Mi pareva che i problemi si fossero risolti e da allora in poi tutto sarebbe stato più facile. Certo c’erano gli aspetti burocratici da risolvere, ma mi sono detto cosa sono i pezzi di carta rispetto agli esseri umani? I miei professori sicuramente avrebbero capito e mi avrebbero aiutato. Non è stato così. Agli occhi dei miei professori mi sono trasformato in una pila di fogli di carta da compilare di procedure da rispettare e di grane da evitare. Non era così per i miei compagni che mi hanno sostenuto e sono il mio più caro ricordo ora che non sono più in quell’istituto. Come è possibile, vi chiederete, che con tanti buoni propositi sia finita così? I miei professori mi dissero che non ero adatto a frequentare quella classe.

LA LINEA DURA DEI PROF – Matteo denuncia di essere stato sottoposto dai docenti a prove per lui insuperabili:

Dopo la certificazione i miei voti peggiorarono, non venne predisposto un piano didattico personalizzato, ed invece di propormi compiti previsti dalla legge, i professori continuavano a sottopormi a prove che sapevano non avrei potuto superare. Avevo bisogno di più tempo, avevo bisogno di strumenti che mi avrebbero permesso di essere alla pari dei miei compagni, ero come un miope a cui chiedevano di leggere senza occhiali e pretendevano che fossi pure veloce. L’obiettivo dei miei professori era dimostrare che non ero all’altezza e che per me era meglio cambiare scuola, perché era inevitabile che avrei perso l’anno. Ogni giorno dovevo affrontare una guerra contro degli adulti indifferenti, spaventati dalle carte, da quel poco di lavoro in più che la presenza mia in classe avrebbe comportato.

LA VITTORIA DEI “BULLI ADULTI” – In un passaggio della missiva Matteo ricorda anche l’addio, dopo l’inutile tentativo dei genitori di rivolgersi ai “controllori” della scuola:

Ma al danno si aggiunse la beffa. «Sai Matteo i tuoi professori da oggi in poi ti dovranno osservare», mi venne detto. «Come?» risposi. «Dovranno analizzare quali sono i tuoi disturbi», mi fu risposto. «E come?», chiesi ancora. «Dovrai leggere ad alta voce e fare altre prove». «Davanti ai miei compagni?», dissi terrorizzato. «Si è meglio così si capirà ancora meglio il tuo disturbo». In quel momento avrei voluto sparire. Mi colpivano nel mio punto debole. Fu allora che capii che dovevo andare via. Che anche il controllore non aveva chiaro chi doveva controllare e avevano vinto i Bulli adulti.

LA NUOVA SCUOLA – Infine, la nuova esperienza:

Oggi frequento un’altra scuola, ho nuovi compagni e poco alla volta sto dimenticando questa brutta esperienza. Ho nuovi professori che mi hanno capito, accolto e ascoltato e riescono a vedere oltre le mie difficoltà. Mi guardano e vedono Matteo, non le noiose procedure da assolvere. Io ogni giorno li saluto con un sorriso perché sono i miei professori e quel «buongiorno Prof» se lo meritano davvero

Un GROSSO GRAZIE a Matteo

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