Sentenza TAR ricorso vs “La Sapienza”

comunicato AID del 21/02/2012

Gentili Soci,

vi inoltriamo il comunicato stampa di cui in oggetto relativo ad un ricorso vinto da un candidato con dsa al Test di Medicina della Facoltà di “Medicina e Chirurgia” dell’ Università “La Sapienza” al quale sono stati rifiutati strumenti compensativi e misure dispensative.

 

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Un’ordinanza del Tar di Roma ammette un ragazzo dislessico, ingiustamente penalizzato durante il test d’ingresso, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza. Lo studente si era rivolto allo Sportello disabili dell’Università oltre venti giorni prima del test presentando la diagnosi di dislessia e chiedendo di usare gli strumenti compensativi, in questo caso la calcolatrice, e un tempo aggiuntivo di 30 minuti per eseguire le prove, come previsto dalla legge 170 sui disturbi specifici di apprendimento. Queste misure servono infatti a compensare, almeno in parte, la lentezza e l’affaticamento caratteristici dei ragazzi dislessici durante l’elaborazione di compiti scritti. A Marco, nome di fantasia, sono stati concessi solo i trenta minuti in più, che però sono scattati nel momento in cui gli altri studenti avevano terminato le prove e le stavano consegnando. Rumore e caos erano al massimo, per cui Marco non ha avuto la possibilità di

concentrarsi e di concludere il test: parecchie risposte sono rimaste nella brutta copia. Alla fine, com’era ovvio, non è stato ammesso. «Così un mese fa abbiamo presentato ricorso al Tar» racconta l’avvocato Michele Bonetti. “Il giudice ha riconosciuto il grave torto subito dal ragazzo e lo ha ammesso alla Facoltà di medicina”. Senza costringerlo a ripetere il test, visto che l’anno era ormai iniziato da parecchi mesi. “E’ un’ordinanza importante, un precedente” sottolinea Bonetti “che tutelerà d’ora in avanti i ragazzi dislessici nei test d’ingresso all’università, dando a loro gli stessi diritti di accesso alla cultura dei loro coetanei, come previsto dalla Costituzione”. Marco è felice. “L’ingiustizia è stata grande” dice “ma non mi facevo grandi illusioni. Sono contento di non essermi arreso, anche perché spianerò la strada ad altri che potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione”.

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