“Cosa cambia ad un anno dalla 170/2010” a Medesano: relatore prof. Enrico Ghidoni

Incontro con il  prof. Enrico Ghidoni all’Istituto Comprensivo di via De Gasperi 2 di Medesano alle ore 17: “Cosa cambia dopo la 170/2010″

Qui la registrazione dell’evento per gentile concessione del prof.Ghidoni.

Si è tenuto un importante incontro sulla dislessia, voluto fortemente dalla dirigente scolastica prof.ssa Ivana Gardella. Relatore d’eccezione il prof. Enrico Ghidoni che ha presentato “Cosa cambia dopo la legge 170/2010”.

Il prof. Enrico Ghidoni , è uno dei fondatori dell’Associazione Italiana Dislessia, insieme al prof. Giacomo Stella ( tessere associative 1 e 2!), promotore della tanto attesa  170/2010, membro del Comitato Tecnico Scientifico che si è occupato della stessa legge. Laureato in medicina si è poi specializzato in Neurologia e si occupa da anni di dislessia (diagnosi in età adulta) presso la Divisione Neurologica dell’Arcispedale S.Maria Nuova di Reggio Emilia. Autore di numerosi testi sull’argomento e relatore e coautore a tantissimi congressi e convegni sulla dislessia. Si è fatto promotore di  buona informazione sulla dislessia, perchè è solo in questo modo che tanti ragazzi avranno veramente tutelato il loro diritto alla studio.

Con un pubblico attentissimo il prof. Ghidoni ha illustrato i punti fondamentali delle linee guida e del decreto attuativo della legge, in modo chiaro ed esauriente. Numerose le domande, decisamente pertinenti, dei docenti presenti. Molto bello constatare che ci sono docenti pronti a mettersi in gioco. Il giorno precedente è stato visionato il DVD “Come può essere così difficile”. Nel filmato distribuito dall’AID, mediante una simulazione, un gruppo composto da educatori, psicologi, genitori, assistenti sociali e ragazzi si trova a sperimentare la frustrazione, l’ansia e la tensione che vivono i ragazzi con disturbo specifico di apprendimento in età evolutiva.

Fantastico verificare quanti messaggi siano arrivati ai docenti che apertamente hanno ammesso alcuni comportamenti controproducenti assunti involontariamente in classe.

E’ stato spiegato dal prof Ghidoni quanto possa essere negativo il metodo globale, molto in voga fino a qualche anno fa nelle scuole, abbandonato poi in favore di un metodo fonosillabico . Si insegnava infatti a leggere l’intera parola, senza il preventivo insegnamento delle singole lettere, non favorendo così l’apprendimento della singola lettera ed il riconoscimento fonologico della stessa: più difficile in questo modo distinguere lettere che hanno grafema e fonema simile ( f-v; pb; m-n…ma anche a con o etc). Per fortuna questo sistema, riconosciuto controproducente, è stato da tempo abbandonato dai più.

Accenni agli strumenti compensativi e dispensativi che devono essere conosciuti dai docenti e quindi devono essere in grado di insegnare ad usarli; obbligare un ragazzo dislessico a leggere ad alta voce vuol dire esporlo ad un grande disagio senza in realtà alcun beneficio reale.

A breve sul sito del MIUR ci saranno anche le schede, citate nelle linee guida.

Le valutazioni devono essere in grado di permettere realmente il grado di apprendimento.

La dislessia è un disturbo specifico di apprendimento che esclude qualsiasi patologia di ordine neurologico: Il dislessico infatti  non ha problemi di comprensione, ha capacità cognitive adeguate, non ha deficit di natura sensoriale (perchè ci sia una diagnosi di dislessia infatti il QI deve essere normale). Il fatto preoccupante è che in Italia c’è voluta la legge perchè diritti ovvi in tante altre parti del mondo ( vedi Paesi Anglosassoni per esempio) fossero finalmente riconosciuti:…eppure la dislessia è un disturbo descritto 130 anni fa…non è di nuova invenzione! Grazie alla sensibilizzazione che si sta facendo sono molti I soggetti ora riconosciuti. Capita molto spesso che il dislessico sia riconosciuto in età adulta, all’università o solo dopo che uno dei suoi figli è stato diagnosticato. Questo vuol dire anni di mortificazioni e frustrazioni scolastiche.

La dislessia NON è una disabilità, come specifica sin dall’art.1 la legge 170/2010 ed infatti per i ragazzi con dsa NON è previsto il sostegno, non devono essere certificati con la 104 che li metterebbe ingiustamente in una situazione che non appartiene loro, ma hanno bisogno di una didattica più flessibile che assicuri pari opportunità a tutti i ragazzi, divenendo più inclusiva. In pratica hanno necessità più che mai di docenti che sappiano cosa è la dislessia.

E’ del MIUR questa nota (nota inizio anno 2006/7 p.3.quindi anche datata..) ”Mettere al centro le persone e lo sviluppo delle capacità di ognuno tramite la valorizzazione delle attitudini, dei talenti, degli stili cognitivi e delle strategie di apprendimento…” E proprio di questo si tratta: il ragazzo dislessico può ora più che mai, grazie alla legge, seguire le proprie inclinazioni ed intraprendere gli studi che più gli si addicono, utlizzando gli strumenti compensativi a lui più consoni.

Fino a pochissimo tempo fa allo studente dislessico, che passava per intelligente, ma svogliato, a cui si diceva che non si impegnava, solo perchè mancava la preparazione del docente e il riconoscimento del disturbo, veniva consigliato un istituto tecnico, una scuola professionale perchè non li si riteneva in grado di proseguire gli studi, causando in questo modo grosse frustazioni e spesso abbandono scolastico. L’impegno c’era, ma senza strumenti compensativi la fatica era enorme e comportava grande dispendio di energia. Per provare a capirlo un piccolissimo quanto banale esempio: un normolettore per leggere quattro righe compie 20 movimenti oculari, un dislessico ne compie 60. Il grosso problema ora è aggiornare il corpo docente, ma anche I tecnici che rilasciano le diagnosi. C’è stato recentemente un corso a Bologna, di un paio di giorni, promosso dall’Associazione Italiana Dislessia “La diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento” corso strettamente necessario, visto che è del dicembre 2010 la Consensus Conference e “freschissime” le linee guida che un tecnico ( neuropsichiatra, psicologo, logopedista) deve seguire per una diagnosi corretta. Pare però, e c’è veramente da scandalizzarsi, che abbia partecipato un solo tecnico da Parma, e, ancora più scandaloso, questo tecnico lavora nel privato e non nel pubblico!

Scandaloso perchè la legge prevede che la diagnosi venga effettuata in una struttura pubblica o accreditata e a maggior ragione chi lavora nel pubblico dovrebbe essere tenuto ad aggiornarsi. Sono numerosissimi I casi di ragazzini indirizzati dalle famiglie ( spesso grazie alla segnalazione delle scuole) ai servizi sanitari e rimandati a casa senza alcun riconoscimento del disturb specifico di apprendimento ( e questo quando ancora si potrebbe fare un recupero, cioè nelle prime classi della primaria). …e poi invece riconosciuti, dopo anni di mortificazioni totalmente inutili, alla secondaria di primo grado ( quando sono fortunati) o ancora dopo.

E’ stato un grossissimo passo avanti che la legge abbia finalmente sancito come DIRITTO l’uso degli strumenti compensativi e dispensativi, sino ad ora ancora troppe volte negati. Come è un diritto dello studente con dsa avere un piano didattico personalizzato, redatto dal consiglio di classe insieme alla famiglia e possibilmente al tecnico che ne ha fatto la diagnosi. Permettere allo studente di utilzzare il computer, di usare le mappe durante le interrogazioni, di avere interrogazioni programmate, di registrare la lezione… non è infatti facilitarlo rispetto ai suoi compagni, ma evitargli quei compiti che gli sono particolarmente gravosi ed implicano una fatica spropositata. A chi è miope non si chiede di togliere gli occhiali perchè altri non li portano e non si chiede a chi utilzza una protesi di toglierla perchè altri non l’hanno. Ridicolo pensare che lo si mette in difficoltà se non gli si chiede di togliersi gli occhiali. Ancora più ridicolo pensare che chiedendogli di togliersi gli occhiali gli si infonde fiducia, trasmettendogli la convinzione che lo riteniamo capace di vederci bene.

Diventerà un “non problema” quando ci sarà conoscenza da parte di tutti: scuole, famiglie e servizi.

La legge tutela i dislessici non solo in ambito scolastico ma anche all’Università e anche questo è un grossissimo passo avanti.

Speriamo sia uno dei tanti incontri organizzati nelle scuole; occorre però che ci sia aggiornamento anche per famiglie e servizi.

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